Questo lavoro nasce dalla consapevolezza che nelle indimenticabili pagine delle marce sinfoniche si respira l’inconfondibile humus della terra del Sud, che, quale cuore del Mediterraneo, risulta essere il frutto della secolare dialettica, culturale ed artistica, tra mondo occidentale e mondo orientale. Siamo di fronte, senza ombra di dubbio, ad un genere musicale di confine: tra il colto e il popolare, tra il modale e il tonale, tra l’esotico e l’autoctono, tra il cielo e la terra.

Infatti, le marce sinfoniche sono la colonna sonora delle rituali feste patronali e sembrano configurarsi come una sorta di sublimazione artistica di quell’insuperato spiritualismo umano e religioso, caratteristico della pietas meridionale. Il carattere cantabile dei temi, ispirati ora al lirismo del melodramma, ora agli stessi suggestivi canti processionali, il tempo quaternario più lento, rispetto a quello binario della marcia militare, la raffinata e colta strumentazione fanno di questa forma musicale un prodotto creativo sui generis, che ben traduce musicalmente i colori, i suoni, gli stati e le visioni dell’anima del popolo, da cui nasce e a cui è dedicato.

Le marce sinfoniche costituiscono, infatti, il manifesto musicale della civiltà meridionale, per questo, a buon diritto, potrebbero essere annoverate in quel filone che prende il nome di musique du monde; sono per il Sud, infatti, ciò che il valzer è per Vienna o ciò che il samba è per il Brasile.

Il concerto, diretto dal M. Rocco Mentissi, è stato eseguito dall’Associazione Musicale “F. Mentissi”, complesso bandistico nato nel 1992.

Inno di Mameli: